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Volevo diventare Sailor Mercury

Da piccola avevo ambizioni abbastanza modeste: diventare Sailor Mercury.
Crescendo dimostro di essere portata per lo studio e, con la convinzione che “se ti impegni un lavoro lo trovi”, mi iscrivo al liceo classico e poi all’università.
Decido di darmi una possibilità e di fare archeologia, consapevole che se non avesse funzionato non avrei avuto alcun problema a ripiegare su un lavoro meno ambizioso ma onesto come la commessa o la cassiera.
Da brava studentessa modello mi laureo in tempo e con il massimo dei voti, e dopo la laurea riesco anche a fare un prestigioso stage retribuito di 6 mesi. Insomma, sembra davvero che il futuro sia luminoso e promettente.

Photo by Theo Java on Unsplash

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Ho seguito tutti gli step, fatto tutto quello che dovevo, ora non mi resta che affacciarmi al mondo del lavoro, che “se ti impegni un lavoro lo trovi”.
Mi impegno tanto, ma un lavoro non lo trovo, nemmeno la commessa, la cassiera o la donna delle pulizie. Trovo però l’amore della mia vita e come in un film decido di affrontare un grande cambiamento e trasferirmi in Sardegna.
Dal Nord al Sud, una scelta anticonvenzionale e coraggiosa, penso. Mi sento l’eroina di un film, piena di entusiasmo e di positività, convinta che la meritocrazia e l’impegno debbano avere pur un peso prima o poi, ovunque.
Mi iscrivo alle newsletter dell’agenzia del lavoro dove mi propongono dei “corsi di formazione”: al momento abbiamo disponibili inseminazione artificiale di suini o costruzione di muretti a secco. O un corso di 190 ore per preparare tramezzini e panini in ambito ristorazione.
190 ore? Per un panino?

Photo by Asnim Ansari on Unsplash

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E’ fatto con le gemme estratte dai 7 nani per essere così complicato da preparare? Però poi ti rilasciano l’attestato perchè ora anche per la preparazione dei tramezzini serve l’attestato!).
Diciamo che ora ho 32 anni e quel “poi” non è ancora arrivato.
Passo per i mille “stage retribuiti e non”, faccio il servizio civile (l’esperienza che al momento mi ha dato maggior stabilità) curriculum inviati come se fossero spam, portati a mano, per mail, per posta, mancava inviassi pure piccioni viaggiatori. Annunci di lavoro dove si cerca “max 25 anni con esperienza”, colloqui in cui la seconda domanda è “lei vuole avere figli?” (e una volta ho schiettamente risposto che con il contratto che proponevano un figlio non me lo sarei potuta permettere anche volendolo), in cui mi venivano proposti irrisori rimborsi spese, senza nessuna prospettiva di assunzione a lungo termine in futuro, al suono dello slogan “signorina la veda come un’opportunità formativa”.

Ho una laurea magistrale e la convinzione che nella vita non si smetta mai di imparare e di formarsi, ma lo sfruttamento travestito da “opportunità formativa” non mi piace.
Un’altra azienda mi dice che sono risultata idonea secondo i loro parametri, mi chiedono di confermare o meno la mia disponibilità senza volermi dire orario, retribuzione o tipo di contratto. Altri ancora mi propongono un periodo di formazione presso la loro sede centrale in altra città “completamente gratuito”, avrei dovuto pagarmi “solo” vitto e alloggio e poi fra tutti i candidati avrebbero selezionato quelli più idonei per un periodo di prova.
Di fronte a tali proposte è difficile convincersi che il mondo del lavoro non sia una barzelletta.
Ma ancora non demordo, ancora riesco a convincermi che “devo avere pazienza, è un brutto periodo”, tutte le cose andranno al loro posto prima o poi.

Photo by Mel Poole on Unsplash

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Ora ho 32 anni e quel “poi” non è ancora arrivato. Persevero, cerco di reinventarmi seguendo corsi formativi, attendo concorsi, trovo lavoretti provvisori o stagionali.
“Ormai in Italia non c’è lavoro”.
Non è vero. Il lavoro c’è.
Lo vedo nei musei senza guide turistiche e senza servizi, con allestimenti vecchi come i dinosauri. Lo vedo nei supermercati con due casse aperte su 15 e la fila lunga come sulla A4 d’estate. Lo vedo nei negozi in cui tra gli scaffali è più probabile trovare un pentolone d’oro che un commesso che possa aiutarmi.
Riesco a trovare un lavoretto ogni tanto, qualche ripetizione, qualche brevissima supplenza, finalmente un lavoro stagionale come receptionist. Ma un anno non è fatto solo di 3 mesi, rimangono gli altri 9 in cui bisogna campare.

Photo by Eric Stone on Unsplash

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Fino ad ora, come tanti della mia generazione, un po’ ho inseguito i miei sogni, un po’ mi sono accontentata, ho sminuito con gratitudine la mia professionalità pur di poter portare a casa uno stipendio. Non pretendo il “posto fisso”, ma vorrei che la nostra generazione fosse trattata con più rispetto. “Prima o poi vedrai che qualcosa la trovi”.
Vorrei fare, saprei fare, davvero tante cose, sono disposta a mettermi in gioco ed imparare ma ho sempre troppa o troppo poca esperienza, sono troppo vecchia ormai, forse non piace la mia foto… non sono mai “in linea con il profilo richiesto”.
Ho 32 anni, il “poi” non è ancora arrivato e mi sono di nuovo iscritta all’università. Cercando, fra le mille porte chiuse che ho trovato di fronte a me, una via aperta.

A 32 non vivo con i miei solo perchè vivo in una casa di famiglia in cui non devo pagare l’affitto e miei genitori ancora mi aiutano come possono, un po’ riesco ad arrangiarmi.
“Perchè non vai all’estero?”
Ci ho pensato, tante volte, e non ci sono ancora andata non perchè sono pigra o per mancanza di coraggio, ma perchè amo il piccolo paese dove vivo e se un domani avrò dei figli vorrei che crescessero qui, se avrò il privilegio di poter invecchiare vorrei farlo qui. Per ora, ancora, resto qui, perchè ancora voglio credere di poter avere un futuro qui, ma mi sono data una scadenza, non tanto e non solo per il desiderio di avere un domani una famiglia, ma per me stessa.
Forse, infondo, diventare Sailor Mercury non era poi una cattiva idea.

C.
itrentenni@gmail.com

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