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Tutta colpa di un Tailleur

Trent’anni.
Quando da piccola immaginavo la me stessa trentenne, l’immagine che avevo nella mente era esattamente questa: io che torno nella mia città d’origine per Natale dopo anni che vivo fuori per un’affermatissima carriera lavorativa, scendo dalla mia auto indossando un tailleur marrone, con uno chignon un po’ imperfetto e degli orecchini di perle. Entro nel vecchio bar del centro dove ci riunivamo con tutti i miei amici ed ecco che ad un tratto entra lui: il ragazzo dagli occhi verdi che mi ha spezzato il cuore anni prima e rovinato una delle mie estati adolescenziali che si avvicina e mi offre da bere.

Photo by Tomasz Rynkiewicz on Unsplash

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Un trionfo di frasi del genere “Non sei cambiata affatto”“Ti ho pensata spesso”lui che mi mostra le foto dei suoi figli, che glissa sul suo matrimonio infelice e io che lascio la scena in una scia di profumo e con il mio ego risarcito.
Niente di tutto ciò è accaduto.
Non indosso né posseggo un tailleur, non porto lo chignon e non posseggo né degli orecchini di perle, né una macchina per tornare alla mia città natale. In realtà, non posseggo neanche più una città natale dove ritornare perché i miei genitori hanno deciso di trasferirsi nella città dove vivo.

Photo by Bogdan Dada on Unsplash

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Più precisamente, nell’appartamento accanto a quello dove vivo io e che loro mi hanno praticamente regalato. Perché l’affermatissima carriera lavorativa che sognavo da bambina insieme allo chignon e tutto il resto in realtà è solo un lavoro che mi permette di arrivare a fine mese e potermi concedere un giro di
shopping da Zara quando arriva la tredicesima.

Photo by Ashim D’Silva on Unsplash

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D’altronde si sa: la mia è una generazione sfigata, la crisi del 2008, il sistema pensionistico inesistente, il precariato, la pensione che non vedremo mai e adesso lui: IL CORONAVIRUS.
Il virus che ci ha presi e catapultati in un mondo che potevamo solo immaginare in un episodio di Black Mirror.
Noi che di Netflix ci nutriamo, che abbiamo invaso i social di meme in cui dichiaravamo che la nostra serata ideale fosse divano, copertina e serie tv, ma che ora impazziamo perché ci hanno tolto gli aperitivi, i selfie in enoteca e l’hashtag #foodporn per accompagnare la foto dell’uovo in camicia su avocado toast con sesamo e pepe rosa nell’ultimo bistrot- libreria che ha aperto dietro casa.
Appena finisce la pandemia, vado da Zara e mi compro un tailleur.

B.
itrentenni@gmail.com

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